Om Baba
Originario della Grecia, Om Baba ritiene che la sua vita sia iniziata in un giorno benedetto del novembre 2002, quando incontrò il suo Maestro, il grande saggio Shri Saccha Baba Maharaj. Descrive quell'esperienza come: "Quel Sé Supremo, che non può essere visto dagli occhi e non può essere compreso dall'intelletto, assunse una forma umana di indescrivibile bellezza e mi apparve per guidarmi di nuovo verso di Lui". Poco dopo l'incontro con il suo Maestro, Om Baba, comprendendo la natura effimera e priva di significato del mondo, recise ogni legame con la sua vita passata e dedicò se stesso, corpo, mente e spirito, alla ricerca della Verità. Saccha Baba lo iniziò all'ordine dei Sannyasin e gli chiese di abbracciare una vita silenziosa e ritirata. Per sette anni rimase in silenzio e isolamento e, libero da ogni distrazione, si immerse profondamente nelle pratiche yogiche tradizionali e nello studio delle scritture. Praticò con grande entusiasmo e sincerità i quattro principali sentieri dello Yoga; Karma Yoga, Raja Yoga, Bhakti Yoga e Ghyan Yoga, e giunse alla certa conclusione che tutti questi percorsi sono "autentiche autostrade verso la Verità". Dopo nove anni di intensa pratica e servizio al suo Maestro, Om Baba sentì che il suo periodo di isolamento era terminato e che stava per giungere il momento di condividere la sua realizzazione. Il grande Saccha Baba lo ispirò a farlo e lo benedisse. Poco tempo dopo, il grande saggio lasciò il suo corpo mortale. Da allora (2011) Om Baba ha viaggiato molto in Europa e in Asia, condividendo Satsang e Kirtan e organizzando Sadhana Vediche e ritiri Advaita. Cresciuto nell'ambiente vedico dell'Ashram del suo Guru a Rishikesh, in India, e avendo studiato molti percorsi spirituali diversi, i suoi insegnamenti non si limitano a una religione o a un credo specifici, ma sono piuttosto ispirati dalla "sintesi aurea" che tutti i grandi maestri hanno seguito, ovvero Amore e Conoscenza. Egli insegna che la conoscenza di Dio (Ghyana) e la devozione a Dio (Bhakti) sono come le due ali dell'uccello della felicità. Se una delle due manca, l'uccello sarà, come uno storpio, incapace di volare. La sua visione non è "trasformare un sogno in un altro, ma risvegliarsi completamente dal sonno". In questo modo insegna che la realizzazione del nostro vero Sé è l'unica via per liberarsi dalle sofferenze del mondo. E che tale realizzazione non è un privilegio di pochi "eletti", ma un diritto di nascita di tutti gli esseri umani. Pur essendo un maestro dell'Advaita Vedanta, attribuisce grande importanza alla pratica spirituale, esortando i ricercatori a dedicare almeno due ore al giorno alla loro Sadhana. Insegna: "La pratica quotidiana è più importante di lavarsi i denti! Puoi saltare di lavarti i denti o di lavarti il corpo, o di mangiare, ma in nessun caso la tua pratica spirituale! Fare colazione senza aver adorato l'Essere Supremo per almeno un'ora è cattivo karma per chi cerca la Verità!" Nei ritiri di Sadhana vedica, insegna diverse pratiche tradizionali e ispira i ricercatori a integrarle nella loro vita quotidiana. Nei ritiri di Advaita, invece, si concentra sulla scoperta e sul riconoscimento del nostro vero Essere beato. Egli stesso, sempre dedito al servizio di tutti coloro che hanno sete di Verità, viaggia per il mondo e condivide con gioia l'inestimabile dono della Conoscenza che gli è stato offerto con tanta grazia dal suo amato Maestro, il grande saggio Shri Saccha Baba Maharaj.
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